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LA VITA UTILE RESIDUA

Per determinare la "Vita Utile Residua" (residua possibilità di utilizzazione) delle immobilizzazioni tecniche, è necessario effettuare un esame dei beni (impianto), al fine di rilevare:

  • tipologia dell’impianto;

  • produzione dell’impianto;

  • anno di sua prima installazione;

  • formazione cronologica di esso;

  • interventi manutentivi e revampings significativi;

  • grado di utilizzo.

Nella determinazione della Vita Utile Residua si dovranno considerare i seguenti aspetti fondamentali:

  1. il deterioramento fisico: ossia: il logorio determinato dalla utilizzazione del bene nel corso della sua vita operativa;
  2. l’obsolescenza funzionale: ovvero: il superamento tecnologico del bene per: inadeguatezza, inefficienza e/o eccessivi costi operativi.

I deprezzamenti imputabili, sia al deterioramento fisico che alla obsolescenza funzionale si raggruppano in due categorie di deprezzamento: "curabili" ed "incurabili":

  • deprezzamenti "curabili" sono quelli relativi a problematiche che possono essere sanate attraverso opportuni interventi correttivi;

  • deprezzamenti "incurabili" sono quelli relativi ad un superamento tecnologico di base od a fenomeni di vetustà generalizzata, la cui eliminazione non troverebbe giustificazione economica.

Infine, qualora non venisse confermata dall’Azienda una ragionevole longevità dei prodotti correntemente in produzione ed un significativo grado di convertibilità degli impianti e dei macchinari per produzioni similari, si dovranno applicare ulteriori correttivi.

La "Vita Utile Residua" (residua possibilità di utilizzazione) rappresenta quella frazione della "vita utile normale" dell’impianto che definiamo come: il periodo di tempo, espresso in anni, intercorrente tra la data della stima ed il limite di utilizzazione economica dell’impianto stesso.

Tale periodo è condizionato da vari fattori quali: la vetustà, il grado di utilizzazione, le caratteristiche costruttive, lo stato manutentivo, l’evoluzione tecnologica ed i materiali lavorati.

Per "vita utile normale" dell’impianto si intende il periodo di tempo, espresso in anni, intercorrente tra la sua entrata in funzione ed il momento in cui non è più in grado di effettuare, in modo economico e valido, le attività per le quali è stato progettato e costruito.

La corretta ed effettiva individuazione della frazione di cui sopra, non si può basare su di un semplice calcolo aritmetico, in quanto si debbono considerare tutti quegli interventi, come: le manutenzioni straordinarie, i potenziamenti, ecc., effettuati nel corso degli anni, che possono incrementare la Vita Utile Residua.

Il limite della Vita Utile Normale indicato può essere quindi influenzato dalla consistenza e dalle epoche in cui importanti interventi sono stati eseguiti.

Per pervenire con approccio analitico alla "Vita Utile Residua" (residua possibilità di utilizzazione) di un impianto, se ne deve determinare il suo Valore Corrente di Utilizzo considerando i seguenti elementi:

  • costo di rimpiazzo a nuovo;

  • obsolescenza legata alla vetustà ed alla tecnologia;

  • utilizzazione dell’impianto.

Il rapporto tra il Valore Corrente di Utilizzo ed il Valore a Nuovo indica la percentuale da applicare alla Vita Utile Normale, come precedentemente definita, per ottenere la Vita Utile Residua.

Va precisato infine che la percentuale così ottenuta potrebbe richiedere un’ulteriore rettifica effettuata dal valutatore per tener conto di fattori non esprimibili attraverso espressioni numeriche.

Keith T. Kallberg, P.E., General Manager

Roaring Brook Consultants, Inc.

15 Sewall Road

South Berwick, ME  03908

Toll Free:  877-722-2643

Fax:  207-384-5383

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